Conosco la scrittura di Cecilia Zonta da qualche anno e noto, a ogni pubblicazione, che il suo livello di scrittura sale.
È un’autrice raffinata, colta, attenta al linguaggio e alla psicologia dei personaggi, che per questo risultano sempre coerenti.
Il racconto Il segreto della lavandaia si distingue per una scrittura solida e visiva, capace di immergere il lettore in un’atmosfera sospesa tra noir e indagine psicologica.
L’ambientazione che caratterizza le opere di Cecilia Zonta si aggira spesso dalle parti di Pavia, con la sua nebbia e il Ticino che scorre vedendo e sentendo tutto, come se fosse un narratore onnisciente, paziente e inesorabile. Il contesto urbano e fluviale diventa così parte integrante della narrazione, quasi un personaggio che accompagna e amplifica la tensione della storia.
Questo racconto emerge dai lampioni ancora accesi, la statua della Lavandaia esce dalla nebbia come da un incubo, creando un paesaggio carico di presagi e inquietudine.
Lo stile è scorrevole e ricco di immagini, con metafore che contribuiscono a delineare lo stato emotivo del protagonista e il clima della vicenda.
L’ispettore Morsetti non è soltanto un investigatore impegnato a risolvere un caso ambiguo, ma anche un uomo ferito da un dolore personale che emerge progressivamente nel corso del racconto. Questo elemento introduce una dimensione emotiva che arricchisce la trama investigativa e rende la narrazione più intensa e umana.
Gli indizi e le suggestioni vengono seminate durante il racconto e sta al lettore porre una certa attenzione, in modo da “giocare” a indovinare come andrà a finire. Cosa ardua...
In questa storia il confine tra caso investigativo e dramma umano si fa sottile e inquietante, dimostrando una notevole padronanza del genere e una voce narrativa sempre riconoscibile.
Il segreto della lavandaia è pubblicato in e-book da Delos Crime, una CE importante, e si trova anche: