Recensione di Elenia, PeraMela e Polaroid di Mauro Mollo


Questa recensione avrebbe bisogno di una piccola premessa per farvi sapere come ho conosciuto Mauro. La scriverò più avanti, per evitare di impegnarvi in altri ragionamenti. È un racconto davvero incredibile e merita il suo spazio. Ecco a voi la colta e sentita recensione di Mauro (contiene spoiler):

Ho letto il primo libro della serie perché incuriosito dall’evento da cui trae origine la storia.

A questo punto ho seguito le vicende della protagonista ma il libro “Elenia, PeraMela e Polaroid” mi ha colpito e voglio parlarne.

Apparentemente una storia di crescita adolescenziale ma già l’inizio del libro mi colpisce. “Stringo con le mani le sbarre di ferro”. Un tocco che segnala al lettore che si entra in un mondo di simboli. Il senso di prigionia dato dall’infanzia o adolescenza è stato spesso descritto come l’essere al di dentro di una cancellata. È un’immagine ricorrente di “Sulla strada” di Kerouac. Romanzo datato ma che è stato di fondamentale importanza per la mia generazione. Romanzo in qualche modo di formazione. L’autrice aspetta di incontrare Elenia e per trasposizione vive e introduce il lettore alla condizione della sua eroina, dall’altra parte delle sbarre. Che sanno di prigione.

Poi leggendo, continuamente mi trovo dentro una storia allegorica. Mi ricorda Pinocchio anche se non so se sia voluto. È il gioco degli archetipi che influenzano la crescita dell’adolescente. Le similitudini? Geppetto, la Fata, Lucignolo, il Grillo parlante, il Cane. Personaggi in qualche modo simmetrici al racconto. Anche quella di Pinocchio è una trasformazione da burattino a ragazzo, come Elenia che prende consapevolezza e decide di frequentare il Liceo.

Lucignolo finisce male. Muore per la fatica dopo esser diventato asino senza redimersi e aver tirato per anni la mola. Titti finisce male parimenti. Pinocchio si commuove come Elenia. Titti è personaggio strano, affascinante ma può esistere una cattiveria assoluta? Però nel romanzo è personaggio magnetico. Indiscutibilmente riuscito.

L’evoluzione sembra perfetta. Come nei viaggi epici, Pinocchio affronta la pancia della Balena. Elenia la discoteca con un nome non casuale. Gli inferi che sia Ulisse che Enea visitano. Come Dante. Da quella sofferenza Elenia ne esce più forte.

In Pinocchio la Fata Turchina rappresenta la Mamma (che Pinocchio non ha), per alcuni la fede. Qui il ruolo se lo giocano Zia Angela e PeraMela, le dee della Cultura, una che le regala libri e l’altra bibliotecaria. E funziona.

Più complessa la figura di Seraphino che appare centrale nella conclusione. In una storia onirica, simbolica, è lo psichiatra che spiega al paziente le ragioni dei suo essere. Il matematico/filosofo come un antico sapiente, astronomo/astrologo, che le svela la magia della vita. Il nome stesso, angelico, lo pone ad un livello superiore, il deus ex machina che benedice, prima, la scelta del Liceo e, quindi, l’essere diventata scrittrice. Perché in entrambi i casi dimostra di essere la “fabbricatrice della propria fortuna”.

Il romanzo mi è piaciuto. Molto. Si può leggere come avventura ma attraverso l’interpretazione dei simboli può offrire una gratificazione illuminante.