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Recensione di Elenia, PeraMela e Polaroid di Mauro Mollo


Questa recensione avrebbe bisogno di una piccola premessa per farvi sapere come ho conosciuto Mauro. La scriverò più avanti, per evitare di impegnarvi in altri ragionamenti. È un racconto davvero incredibile e merita il suo spazio. Ecco a voi la colta e sentita recensione di Mauro (contiene spoiler):

Ho letto il primo libro della serie perché incuriosito dall’evento da cui trae origine la storia.

A questo punto ho seguito le vicende della protagonista ma il libro “Elenia, PeraMela e Polaroid” mi ha colpito e voglio parlarne.

Apparentemente una storia di crescita adolescenziale ma già l’inizio del libro mi colpisce. “Stringo con le mani le sbarre di ferro”. Un tocco che segnala al lettore che si entra in un mondo di simboli. Il senso di prigionia dato dall’infanzia o adolescenza è stato spesso descritto come l’essere al di dentro di una cancellata. È un’immagine ricorrente di “Sulla strada” di Kerouac. Romanzo datato ma che è stato di fondamentale importanza per la mia generazione. Romanzo in qualche modo di formazione. L’autrice aspetta di incontrare Elenia e per trasposizione vive e introduce il lettore alla condizione della sua eroina, dall’altra parte delle sbarre. Che sanno di prigione.

Poi leggendo, continuamente mi trovo dentro una storia allegorica. Mi ricorda Pinocchio anche se non so se sia voluto. È il gioco degli archetipi che influenzano la crescita dell’adolescente. Le similitudini? Geppetto, la Fata, Lucignolo, il Grillo parlante, il Cane. Personaggi in qualche modo simmetrici al racconto. Anche quella di Pinocchio è una trasformazione da burattino a ragazzo, come Elenia che prende consapevolezza e decide di frequentare il Liceo.

Lucignolo finisce male. Muore per la fatica dopo esser diventato asino senza redimersi e aver tirato per anni la mola. Titti finisce male parimenti. Pinocchio si commuove come Elenia. Titti è personaggio strano, affascinante ma può esistere una cattiveria assoluta? Però nel romanzo è personaggio magnetico. Indiscutibilmente riuscito.

L’evoluzione sembra perfetta. Come nei viaggi epici, Pinocchio affronta la pancia della Balena. Elenia la discoteca con un nome non casuale. Gli inferi che sia Ulisse che Enea visitano. Come Dante. Da quella sofferenza Elenia ne esce più forte.

In Pinocchio la Fata Turchina rappresenta la Mamma (che Pinocchio non ha), per alcuni la fede. Qui il ruolo se lo giocano Zia Angela e PeraMela, le dee della Cultura, una che le regala libri e l’altra bibliotecaria. E funziona.

Più complessa la figura di Seraphino che appare centrale nella conclusione. In una storia onirica, simbolica, è lo psichiatra che spiega al paziente le ragioni dei suo essere. Il matematico/filosofo come un antico sapiente, astronomo/astrologo, che le svela la magia della vita. Il nome stesso, angelico, lo pone ad un livello superiore, il deus ex machina che benedice, prima, la scelta del Liceo e, quindi, l’essere diventata scrittrice. Perché in entrambi i casi dimostra di essere la “fabbricatrice della propria fortuna”.

Il romanzo mi è piaciuto. Molto. Si può leggere come avventura ma attraverso l’interpretazione dei simboli può offrire una gratificazione illuminante.

Come il pan di zucchero che si sgretola di Simona Rossi Lombardo


Una storia vera, anche se romanzata dall’autrice che porta il nome della protagonista.

Nel prologo, ambientato in Sardegna, la scrittrice immerge il lettore direttamente nel cuore del dramma, per poi alleggerire la tensione con qualche capitolo apparentemente più lieve.

Ma, poco alla volta, la caduta verso l’abisso ti trascina in un'immersione che diventa sempre più cupa e disperante.

Un racconto doloroso, in cui una giovane donna fa un incontro sbagliato, sbagliatissimo, che le condizionerà il resto dei suoi anni. L’errore porta con sé la pena e Simona dovrà scontare una colpa che non ha, e che le costerà la cosa più preziosa della sua vita.

Da qui il tema dell’affidamento, della responsabilità dei genitori, della tutela dei minori, della gestione di figli con famiglie potenzialmente problematiche.

E chi può effettivamente capire in cosa stia il problema, e se in realtà ci sia? La legge in merito ha subito diverse modifiche e, all’epoca della narrazione, nei primi anni del Duemila, era ancora piena di lacune.

L’alternanza del punto di vista delle due protagoniste, i personaggi perfettamente caratterizzati, la Sardegna come spettacolare cornice, a volte amica nella sua bellezza, a volte greve nelle sue asperità, mi hanno fatto leggere queste pagine in pochissimo tempo, in un aumento di tensione che mi ha fatto rimanere col fiato sospeso.

Ricco di significati simbolici e metaforici, il libro merita di essere letto e meditato, perché certe problematiche, anche se non vissute in prima persona, fanno pensare al significato dei rapporti umani, alla vita, ai veri valori, alle strade così difficili da scegliere e poi da percorrere, per ognuno di noi.

Ho anche apprezzato le note finali dell’autrice che confermano il lavoro svolto con attenzione e meticolosità.

Su Amazon in formato Kindle e cartaceo.

Pura, semplice vita di Gianluca Zanoni - recensione

 

È il tempo il vero protagonista di questo romanzo corale dal titolo Pura, semplice vita di Gianluca Zanoni.

Il tempo che si insinua nelle vite di quattro amici al bar, o meglio, con i loro culi sulla solita panchina, durante i primi anni Novanta, e che li accompagna avanti e indietro nelle loro esistenze e anche più lontano. 

Alcune porte non andrebbero aperte mai, sono quelle che custodiscono i ricordi, le fragranze che fanno viaggiare nel tempo, i colori che ti ritrovi a osservare chiedendoti come potessero essere così vividi una volta. 

I quattro amici si ritrovano, adulti, nella loro piazza (il potere della piazza – Piazza XXI Luglio), accanto al Bar Centrale, ma uno di loro, Enrico, è un po’ più in là, perché è il giorno del suo funerale. 
Franco, Luca e la bellissima Giovanna, in questo giorno un po’ allucinante e faticoso, si rendono conto di essersi persi, ma anche di aver perso se stessi, in qualche modo. 
Le loro storie si sono intrecciate tra profumi, odori, amori e il caleidoscopio di ricordi si intensifica, manifestando al lettore i loro percorsi complicati e affascinanti. 
Chi di noi non ripensa con nostalgia a una piazza in cui si incontrava con gli amici? 
E chi di noi non ha perso qualcuno, in maniera inaspettata, soffrendo per non aver fatto, detto, amato abbastanza? 
Il coinvolgimento del lettore è una spirale in cui sembra ritrovare se stesso, a tratti, nei ricordi di gioventù, nelle serate a bere birra e a cazzeggiare, nei momenti di svolta, nelle scelte difficili, negli sbagli fatali, nel trovarsi adulto senza che qualcuno si prenda la briga di spiegare cosa succede alla vita. 
Fino a ritrovarsi stupefatto, deluso, incredulo che tutto quel tempo sia passato appiattendo e rimescolando quell’energia che sembrava infinita. 

È la vita, Franco, non sempre va come vorremmo. 

Il tempo è protagonista, dicevo, e in particolare il mese di luglio, in cui sembra che le cose importanti accadano: i compleanni di alcuni di loro, lo sbarco sulla luna, l’attentato fallito a Hitler, la strage nazi fascista che ha sconvolto Robecco, il paesino in cui si svolgono molte scene, il G8 a Genova, e questa mia lettura, guarda caso, capita proprio a luglio. 

A stare fermo e immobile, quasi a segnare con i suoi cerchi il tempo che passa, il vecchio pino: Era lì trent’anni prima, è lì ancora adesso. Il tronco è forte, grande, un uomo non riuscirebbe ad abbracciarne la circonferenza. È lo stesso albero, eppure è sicuramente cambiato negli anni. 

E il monumento in memoria della strage dice: 

“Ci troverai morti o vivi con lo stesso impegno”. 
E davvero morti o vivi i nostri nonni, i nostri padri sono dentro di noi, a raccontarci quello che non hanno potuto vivere, a sperare che la nostra storia possa essere più serena. 

Ogni elemento, in quella Piazza XXI Luglio, sembra trasmettere qualche cosa di importante: 

…questo villaggio ha una piazza che ricorda un dolore sul quale la vita ha trovato modo di fortificarsi. 

Come i tre ex ragazzi superstiti che trovano la forza di riconoscersi attraverso il dolore per la perdita di Enrico, l’amico ritrovato troppo tardi. 
L’amico, tra le sue debolezze, lascia loro un’eredità che Franco, Luca e Gio tenteranno di raccogliere, ricucendo le loro vite attraverso un arco di trasformazione che li troverà più consapevoli e disposti a cambiare. 

Perché non c’è disperazione più grande di quella di non aver accettato di vivere. 

L’autore a tratti è anche poetico, piacevolissimo da leggere, come se desse una carezza al lettore: 

I ricordi, il presente, l’aroma del caffè della moka, il sole che fa capolino fra le nuvole: pura, semplice vita che bisogna solamente lasciar scorrere, nelle vie che conducono al cuore, nei pensieri che si trasformano in sogni. 

Ho sottolineato molte frasi in questo libro, alcune le ho volute condividere con voi, perché sono importanti per far “sentire” lo stile di Gianluca Zanoni di cui ho letto altri libri e che non delude mai.

Pura, semplice vita è un romanzo molto curato, con una trama intrigante che coinvolge sia per il lato umano, con una bella caratterizzazione dell’interiorità dei personaggi, sia per la narrazione che riserva diverse sorprese, fino all’ultima pagina. 

Forse hanno semplicemente respirato troppo a lungo la stessa aria e condiviso sogni simili per potersi perdere per sempre. 

Ho avuto il piacere di essere beta reader di questo bel libro, insieme a Ilaria Simonini, un'altra autrice che stimo molto, di vivere le sue trasformazioni e, soprattutto, di essere in fondo, tra i ringraziamenti.
Per tutti questi motivi correte a leggerlo, lo trovate qui, su Amazon. 

Eclipse of the Heart: un romance di Elisa Maiorano Driussi che non vi farà dormire


Cosa ha di speciale un romance? 

Non sono una grande lettrice di questo genere, ma sto divorando tutti i romanzi pubblicati da Elisa Maiorano Driussi perché contengono indubbiamente qualche cosa che mi appassiona. 

Intanto sono collegati tra loro, anche se auto conclusivi, e questo è sempre molto piacevole per me come lettrice, e poi ci sono quel pizzico di originalità e piccantezza che mi fanno scorrere le pagine, riuscendo a catturare tutta la mia attenzione. 
Appena Eclipse of the heart è uscito, l’ho finito in una serata. 

I protagonisti sono una ragazza di origine indiana, Priya, che studia per diventare astronauta, con l’idea fissa di partecipare al progetto Marte alla NASA e un giovane giornalista, Dan, che non riesce ad allontanarsi da un evento catastrofico che ha deviato la sua esistenza. 

I due, considerate le loro mansioni, hanno caratterini spiccati e, nonostante siano amici e anche qualche cosa di più, presto vanno in collisione, proprio come due asteroidi. 

I capitoli si susseguono con i due punti di vista, bellissima la grafica con la sagoma di un pianeta a ogni inizio capitolo e i numeri delle pagine racchiusi in una piccola luna. 

Priya deriva da una famiglia tradizionale che viene descritta con tutti i pro e i contro che ne conseguono, solo la nonna, un’anziana saggia, sa come trattare con la nipote e non manca di darle qualche dritta al momento giusto. 

Voglio bene a ogni membro della mia famiglia di origine, anche se a volte li detesto per la loro ottusità e le credenze che sembrano uscite dal medioevo. Ma questa è la famiglia che ho scelto: le persone che sono sempre state al mio fianco nel mio cammino, le donne presenti nella mia vita che, in un modo o nell’altro, mi hanno aiutata ad arrivare dove sono oggi. 

La scrittura è lineare e accattivante, le ambientazioni seguono gli umori dei protagonisti: 

Dan guarda fuori, dove le onde continuano a lambire il muro. La luce del giorno è ormai quasi svanita. I suoi occhi, però, raccontano un’altra storia: brillano di un riflesso simile a quello dell’acqua che si frange a pochi metri. 

Non mancano i momenti di passione: 

Metto le mani intorno alla sua vita. “Se non ti tieni più forte, rischi di cadere…” Gira la testa di lato per parlarmi. Prende le mie ginocchia dal sotto coscia, mi sposta per i fianchi di qualche centimetro in avanti. Poi prende le mie mani e le riposiziona un po’ più verso il suo ombelico. 

Ma ciò che caratterizza la scrittura di Elisa Maiorano Driussi è l’ironia, che fa da contraltare a situazioni difficili: 

Certo, non porto il peso della responsabilità del mondo sulle mie spalle, ma se voglio diventare astronauta è per dare un contributo alla storia dell’umanità intera. 

L’evoluzione dei due protagonisti è ben delineata, con l’ausilio di personaggi secondari che fanno da spalla alle avventure di Priya e Dan. 

L’amore è un fattore difficile da comprendere e da gestire e questi due ne hanno di strada da fare per conoscere se stessi e per potersi accettare per come sono, con i loro desideri, i loro difetti e la loro passione.
Sono certa che non deluderà neanche i lettori che di solito non acquistano questo genere.

Disponibile in formato e-book e cartaceo su Amazon.

Recensione del romanzo Guatemala - Anno del Signore 1975 di Patrizia Gaslini e breve intervista all'autrice


Nella nota dell’autrice si legge: 

È una terra che si racconta, vibra, risuona, canta. 

Ed è proprio dalla terra che sembra risalire questo racconto che definirei corale, anche se la vera protagonista, oltre alla magnifica ambientazione, è una dottoressa dal nome evocativo (e parlante): Fiamma D’Oriente. 
Bionda e con occhi azzurri che non possono tacere, così diversa, arriva come volontaria in una sperduta missione gestita da Padre Luca, prete impegnato a espiare il suo peccato che nasconde come un segreto inconfessabile. 
Tra i personaggi più intensi c’è Juanita, la Vieja, una piccola e antica sciamana, guaritrice, cuoca sopraffina, amica degli animali. Lei è come la terra, è accogliente, dolce e profumata, ma anche determinata e dura, all’occorrenza. 
I bambini della missione la adorano, tutti la amano e la ascoltano. 

"Lo sciamano capo in persona l’aveva addestrata all’arte di sapersi muovere, ora come il giaguaro, ora come il cobra: le ripeteva che l’animale più goffo, rumoroso e prevedibile, è proprio l’uomo, il cui odore, i cui pensieri, le cui intenzioni vengono captate a centinaia di metri di distanza."

Sembra che in fondo sia lei o la sua saggezza a tirare le fila del racconto, insieme alla sua aquila guida che sovrasta le pochezze umane in quei cieli immensi, orizzonti infiniti, capaci di regalare colori stupefacenti, uragani paurosi e terremoti catastrofici. 
I Cenfuegos sono una famiglia simbolo di sfruttamento e ferocia nei confronti del Popolo affamato e sottomesso, con l’aiuto di Francisco de Blanc, figlio di un Generale in carriera, che deve decidere che strada prendere: seguire le terrificanti direttive del padre o assecondare la sua indole dolce e artistica. 
Fiamma si trova in mezzo a situazioni difficili, malati da curare, uomini forti abbattuti da mostri senz’anima. La sua discesa verso l’inferno della cattiveria umana sembra non finire mai. 

"La malattia è dolore, ma anche riflessione e un paio di occhi nuovi per vedere il mondo, quello di tutti i giorni, quello dove, a volte, ci si accanisce per sciocchezze e ci si abbatte per cose futili, quello dove una giornata di pioggia è uguale a una di sole, quello dove tutto scorre senza mai fermarsi, mentre il nostro mondo interiore ha bisogno di attenzione e ritmi più lenti." 

Questa frase di un paziente la fa riflettere e tutti i passaggi del romanzo fanno meditare e crescere il lettore che, capitolo dopo capitolo, si immerge sempre più in quella terra fatta di alberi, grotte, acqua, montagne, altopiani. 
E poi ci sono il terribile Rossano Cenfuegos, tirannico e patetico marito di Regina, la donna che impara a ribellarsi, in un cammino che è insegnamento e luce per tutte le donne oppresse e umiliate. 
Candido, amico, compagno, figlio, dal volto radioso, non si può non tifare per lui, e il buono e affidabile El Gigante. 
Fiamma sopporta situazioni paurose e si fa in cento per aiutare quella gente senza speranza, finché non si accorge che c’è qualche cosa che non sa, di cui non l’hanno messa al corrente, e fugge, sentendosi tradita, sola, estranea, indegna anche di quella fiducia che, in fondo, le dovevano, come unico compenso al suo lavoro e alla sua dedizione. 
Moreno è il cattivo più cattivo di tutti, perché ha un ‘difetto fatale’ che lo spinge a reagire, ad andare contro gli insegnamenti di Padre Luca e le sue vendette sono temibili e terribili. I suoi occhi di colore diverso diventano simbolo della guerriglia interiore che lo caratterizza. Solo l’immagine della Madonna, e quindi l’amore, forse, lo può fermare. 
Non manca il Popolo, silenzioso, laborioso, rispettoso: 

“Questa gente ha bisogno di poco, non ha pretese e comunque andranno le cose, sarà grata a questa missione e alle persone che si sono date da fare per loro. Imputeranno ogni tragedia al Cielo e la trasporteranno sulle loro spalle, come uno dei tanti fardelli di cui sono abituati a farsi carico, in modo rassegnato ma consapevole e nella disgrazia, come nella gioia, saranno solidali più di quanto non siano stati già prima che questa calamità naturale si abbattesse sulle loro vite.” 

Le vite dei personaggi si intrecciano, si scontrano, nascono amori e muoiono innocenti, in quadri epici, degni della narrativa americana novecentesca, in cui le piccole storie quotidiane diventano simbolo e narrazione universale. 

Un libro bellissimo e scorrevole, che consiglio vivamente a chi ama i racconti avventurosi, con cenni di romance, con una base storico sociale intensa e un’umanità eroica mossa da ideali universali.

Domande all'autrice:


Perché hai scritto un libro con questa tematica:

Perché Il Guatemala è stato il primo viaggio della mia vita, anno 1985, quando la globalizzazione non aveva ancora piantato le sue radici nefaste. Un viaggio avventuroso, nel cuore di un paese straordinario per la natura, il folklore, la gente semplice e accogliente e quel senso di magico radicato nelle abitudini, insieme alla credenza che Dio sia ovunque, nelle montagne, nei raccolti, nelle stagioni e che gli spiriti si trovino negli oggetti e tengano insieme l’universo.

Della sua situazione politica invece, ignoravo pressoché tutto; per girare il paese ci avevano obbligato a mettere dei cartelli sul cofano delle jeep, con ben visibile la scritta ITALIA per identificarci in caso di blocchi militari. Al rientro, avevo deciso di approfondire l’argomento. Così avevo letto gli scritti di Rigoberta Mentchù e della sua lotta contro l’annientamento della cultura Maya, da lì avevo scoperto l’esistenza di documenti come la Memoria del Silencio e Nunca Mas coi loro contenuti di inenarrabili violenze e genocidio, e i rapporti sui desaparecidos che in questo paese hanno superato per numero quelli del Chile di Pinochet. 
Così sono stata folgorata da una realtà che ero lungi anche solo dall’immaginare: solo una delle tante guerre dimenticate e sconosciute al mondo. Da tutto questo ha preso parola il mio racconto.

Cosa vuoi trasmettere al lettore?

Che un titolo è già un intero romanzo
Che è solo facciata quel che vediamo degli altri
Che umanità è comprensione
Che la natura è Dio
Che il caso ci prende per mano e la vita è il suo disegno
Che in Guatemala, la libertà ha le ali del quetzal

I personaggi sono ispirati a persone vere?

I personaggi sono frutto della mia immaginazione. Sono usciti dalla penna e hanno preso vita un po’ per volta, senza un modello a cui ispirarmi, senza riferimenti a qualcuno, avendo però ben presente il contesto in cui si muovevano e i racconti documentali di quel periodo. E anche se non sono persone vere, sono certamente esistite figure identiche con nomi diversi, perché la storia si ripete, i cattivi sono cattivi, assassini o carcerieri, e la loro ferocia può vestirsi di mille versioni, così come i buoni sono sempre buoni, vittime o eroi, e loro azioni mirano sempre allo stesso fine: evitare che il male trionfi. Si tratta solo di dare volti e fisionomie ed essere consapevoli che comunque la realtà supera sempre la fantasia.

Che cosa rappresenta per te il Guatemala?

La mia giovinezza, il mio primo viaggio, il mio romanzo.

˜˜˜

Guatemala è acquistabile 
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Artemisia troverà le risposte che cercava - Recensione del romanzo La scelta di Artemisia dello scrittore Alessandro Russo

La scrittura è scorrevole, ricca di descrizioni e dettagliata, i personaggi sono meravigliosamente inseriti nel racconto. 

Artemisia affronta le sue paure, lotta per affermarsi e contro gli stereotipi. 

Ho amato questo romanzo, interamente. 

Le storie dei singoli personaggi si intrecciano creando un tessuto eterogeneo di vite degne di essere vissute nonostante le difficoltà e sofferenze che ognuno deve affrontare lungo il cammino, sia esso metafisico o su vette a oltre 4 mila metri. 

Nonostante il desiderio di paternità molto forte Arturo non antepone mai se stesso ad Artemisia e la sprona a lottare affinché trovi il suo baricentro. Una coppia molto affiatata. 

Le donne da sempre hanno bisogno di essere un passo più avanti, più in alto, non deve essere così difficile, non bisogna mai mollare, la nostra società è donna.

Alessandro Russo ha scritto: Il nodo del tempo che si trova qui su Amazon.

La scelta di Artemisia la trovi qui su Amazon.

A passo disuguale - recensione del romanzo di Ilaria Simonini

Già il titolo: A passo disuguale – Mattia, la rossa del treno e il Dylan Dog n. 49, fa comprendere che si tratta di un romanzo succoso. Almeno per me.

Infatti ho letto decine di Dylan Dog, (ma, come dice Loris, chi non ha mai letto un Dylan Dog?), per anni sono andata in treno all’Uni di Genova, a volte mi tingo i capelli di rosso, perché vorrei tanto averli così. 
Mattia invece non ha alcun ruolo nella mia vita. 

A parte gli scherzi, Ilaria Simonini, che quest’anno ho potuto conoscere gioiosamente di persona al SalTo, dove era presente all’interno della CE Spirito Libero con cui collabora pure, è una scrittrice talentuosa. 

Alcuni di voi, Lettori, avranno avuto l’occasione di sbirciare tra i suoi racconti Post to Post in cui prima narrava le sue vicende negli USA e ora quelle in Italia, dove è tornata. Oppure avranno letto con passione il suo primo romanzo: Broken Time Hotel.
L’ironia è la cifra che la distingue, ma nel romanzo in questione c’è anche qualche cosa di romantico, di doloroso e di misterioso. 

Il narratore è Loris, amico di Mattia, che ci fa entrare  nella loro vicenda con un punto di vista originale. 
Mattia, a cui sono riservati alcuni capitoli “Feritoia” (dolorosa la Feritoia 5 - Davanti alla tua foto) è insensatamente innamorato della rossa del treno e vuole trovarla a tutti i costi. Loris, il grande amico, è pazzerello, con una mal repressa vena artistica che sfoga in annunci immobiliari strampalati e in buffi messaggi in segreteria telefonica che confondono i clienti, a dire di sua madre. 
I due infatti lavorano nell’agenzia immobiliare della signora Adele e frasi tipo: Eravamo le Charlie’s Angels geneticamente modificate, mi hanno fatto morire dal ridere, così come: La sciagurata rispose
E come non amare la mitica signora Adele Nanni… Confesso che certe tremende descrizioni mi sembrano quelle che i miei figli dedicano me, ridendo, ma le fanno quelle bestie di satana, (escludendo battute sui tacchi, perché li odio). 
La madre schizzata è un personaggio unico e ha pure un cuore (e da qui il detto cuore di mamma): È una donna che ha sempre affrontato la vita con enfasi; e allo stesso modo ha affrontato la morte, passandoci attraverso con tutta l’anima

E la rossa del treno… che cosa significherà davvero per Mattia e cosa c’entra il fumetto Dylan Dog? Si tratta solo di una scusa per abbordare il ragazzo? La sua personalità è complessa e la sua anima nasconde un segreto.

Alice, la sorellina di Mattia, che fa il DAMS, una tipetta non convenzionale, convertita al mondo dei fumetti, come viene definita, ha un ruolo significativo e mi piace molto. 

Sulla famiglia aleggia una perdita e la visita alla mamma Elisa, con gli stessi occhi dei figli e quel sorriso malinconico che aveva preso ad appartenerle da qualche anno a questa parte, anche le volte in cui era felice, nei pressi di La Spezia, prima di andare al cimitero, strappa il cuore. Ogni tomba è un’isola di pensieri. 

L’ambientazione fa da cornice alle vicende: Non sai cosa voglia dire una serata romantica se non hai vagato ore, la notte, per i vicoli bolognesi. Con l’anima tesa alla persona a fianco, la testa in disordine, il cuore in fermento
Ma Ilaria parla anche della Liguria di Levante, dove è nata: Per quante volte avevo fatto avanti e indietro su quelle valli strane, coi monti di marmo da un lato e il blu dell’acqua dall’altro

Non manca il gatto nero (che non è rosso) e che si aggira nei suoi racconti. 

Si parla anche di malattia, in maniera seria e sentita: La malattia del corpo e quella del dolore hanno qualcosa in comune. Piegano. Piegano la schiena. Frantumano le ossa, se non trovi un appiglio a cui aggrapparti

Questo romanzo è un insieme di belle parole, di personaggi ben caratterizzati, di luoghi dei ricordi, di speranza, di ricerca, è qualche cosa che ti avvolge tra le sue spire, fino all'ultimo capitolo.

Se questa recensione vi sembra un po’ strampalata è perché la sto scrivendo di getto e traboccante d'amore. Infatti in questo libro, in fondo, tra i ringraziamenti, ci sono pure io. Questa cosa la amo pazzamente, ma lo sapete già.  
Concentratevi invece sui piccoli estratti che sono perle di bellezza.
Quindi non vi resta che correre a leggere A passo disuguale di Ilaria Simonini - Edizioni Spirito Libero e la recensione fatevela da soli… ma ricordate di metterla su Amazon!

Artemisia su: La Penna d'Oca


Oggi pubblico il link a una recensione che mi è stata fatta su un bellissimo Blog letterario a cura di autori italiani che vi consiglio di andare a visitare: La Penna d'Oca.

Qui si parla del mio ultimo romanzo La scelta di Artemisia (lo trovate su Amazon) e credo, per chi non l'avesse ancora letto, che potrebbe essere un valido spunto per decidere se può essere un libro di interesse in cui si parla di avventura, di montagna, di una scalata storica e dell'evoluzione della protagonista attraverso scelte non facili per una donna degli anni Sessanta.

Ringrazio tantissimo Giusy Elle per le sue considerazioni dopo la lettura, vi invito ad andarle a vedere direttamente sul Blog.




L'uomo che suonava Beethoven di Jean-Baptiste Andrea - recensione

 


Questa è una bella storia, pubblicata da Einaudi, che racchiude altre storie: piccole matrioske che si infilano una nell’altra, unite dal filo della cattiveria umana, ma anche da gesti eroici, seppur di bambini.
Il protagonista, Joe, è un pianista che suona negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie, ovunque trovi un piano “pubblico”, che chiunque può suonare. 
Ma le melodie che escono dalle sue mani sono solo quelle di Beethoven.
All’apparenza sembra un vecchio originale, con qualche stramba fissazione, ma lui pare consapevole della sua scelta, perché, afferma, sta aspettando una donna da ben cinquant’anni.
Narrato in prima persona, presto il racconto torna indietro nel tempo, quando Joe perse la famiglia in uno schianto aereo e venne spedito in un terribile orfanotrofio in stile dickensiano.
Qui si misura con le vite di altri bambini, che a loro modo esprimono maturità impensabili. 
I nomi dei suoi compagni di sventura hanno un preciso significato che li riporta alle loro caratteristiche.
Lo squallore e la violenza, conditi dai sofisticati, o primitivi a seconda dei casi, mezzi di punizione del reverendo e del sorvegliante, vengono attutiti da una deviazione della sua sorte.
Joe, infatti, proprio perché già pianista di pregio, viene inviato come insegnante in una casa in cui una ragazzina diafana, ricca e viziata non ha alcuna intenzione di imparare a suonare il piano.
Il rapporto tra i due ragazzini evolve, fino a portarli a una decisione estrema. Ma qualcosa va storto.
Intanto la società segreta che si è formata tra gli orfani all’interno dell’istituto religioso, trama una gloriosa fuga, irta di pericoli.
La critica alla fede cieca e ottusa si snoda capitolo dopo capitolo. 
La disumanità che nasce dalla convinzione di essere dalla parte di Dio e quindi del Giusto, porta gli adulti, che dovrebbero accogliere e accudire i bambini, a essere spietati aguzzini.
Molti passaggi sono poetici e scritti con grande cura, il romanzo di Jean-Baptiste Andrea si legge in un soffio, fino all’epilogo, in cui si torna al presente, al vecchio Joe, che svela cosa ci sta a fare attaccato ai pianoforti di mezza Europa, a suonare solo Beethoven.

Frasi che mi sono piaciute:

“Quando quel ragazzo argentino, Barenboim, suona Beethoven, è tutta un’altra storia.”

“Maglioncino verde acqua, pantaloni bianchi, Rose sedeva languida davanti a un pianoforte da studio Kawai, uno strumento da bettola che stonava con i soffitti affrescati e gli angioletti sparpagliati alla rinfusa su rive di gesso.”

“Non ci insegnavano a pensare in grande, a pensare in generale.”

“— Come sono morti i tuoi genitori?

  — Stabat mater dolorosa
       juxta crucem lacrimosa,
      Dum pendebat Filius.

— Non ti va di parlarne?”

Destini incrociati di Sabrina Mills - recensione del romanzo


Ho appena finito di leggere il libro della mia compagna di sventure (ma questa è un'altra storia feisbucchiana) Sabrina Mills.

Sabrina ha una scrittura frizzante, veloce, senza arzigogoli, quindi moderna e facilmente fruibile, il libro, abbastanza breve, potrebbe rischiare di essere un susseguirsi di dolori e tragedie, considerato l’argomento, invece stupisce: a me sono balzati in primo piano i colori, i profumi, l’allegria di due personaggi che si incontrano, o meglio, si incrociano, scoprendo quanto il proprio dolore possa essere quello dell’altro e quanto, mischiandolo con ingredienti come l’amore, la compassione, l’accoglienza, si possa trasformare in gioia e persino serenità.
Le scene che si svolgono a Barcellona sono fresche e gioiose, sembra di essere con loro in quella città solare che “libera” i personaggi dai loro fardelli, regala loro una vita possibile, perché da qualche parte una vita possibile ci deve essere per tutti.
Mi ha colpita il tema di questo romanzo, non molto comune e interessante, c’è sempre qualche cosa da scoprire e da imparare, un cammino verso il rispetto di se stessi e degli altri.
Questo libro l'ho acquistato in formato e-book su Amazon, Sabrina ha anche un bellissimo blog dal titolo:

Le ultime dal blog


Amor Roma - recensione del romanzo di Eliana Calabria


Finalmente ho letto un romanzo di attualità che parla di sentimenti e di una famiglia normale, come potrebbe essere la nostra, con problemi quotidiani che tutti dobbiamo affrontare: le relazioni, le paure, le malattie, il passato.
Eliana Calabria, l’autrice di “Amor Roma”, Argento Vivo Edizioni, è davvero stata brava a regalare al lettore una scrittura semplice e pulita (grande pregio), entrando nella psicologia di tutti i componenti della famiglia, in particolare della protagonista, Anna, che, raggiunto il periodo della maturità, si mette in discussione, o forse in gioco e, da personaggio stanco della sua poco interessante esistenza, mossa da una manciata di lettere intriganti di cui viene in possesso apparentemente per caso, diventa protagonista attiva, con tutte le contraddizioni, le paure e le fatiche di una persona vera: Anna inizia a fare scelte e a dirigere la sua vita, nel bene e nel male. 
Roma fa da magnifico sfondo agli spostamenti di Anna, brillante agente immobiliare, madre di Ilaria che soffre delle tipiche patologie adolescenziali, moglie di Giorgio, un marito attraente, forse un po’ troppo distratto.
Interessante la figura della madre, Dénise che, con un certo cinismo da ex attrice consumata dice alla figlia: "Ricordati che non esiste matrimonio senza corna". Infatti ne sa qualcosa Dénise, perché il marito, Pino, solitario signore amante del buon vino e della musica, ha avuto le sue belle distrazioni, ad un certo punto della loro vita. 
E a mettere il coltello nella piaga della tranquilla famigliola, interviene una giornalista, Francesca, ben determinata a raggiungere il suo scopo. 
Le carte si mescolano, gli animi si alterano, Anna si distrae e si inquieta. Un vecchio appartamento svela i suoi segreti, i componenti della famiglia vengono attraversati da un terremoto, l’arco di trasformazione dei personaggi fa il suo corso, e io non vedevo l’ora di sapere come sarebbe andata a finire. Terminato di notte, invece di dormire… 
Bellissima la scelta della copertina: un quadro di Hopper in cui una donna, avvolta e abbattuta dalla luce della sua stessa solitudine, legge una lettera.

Mie per sempre - recensione del romanzo di Gianluca Zanoni

Ecco il libro di uno scrittore che ho conosciuto in un gruppo di appassionati scrittori e lettori. Il suo nome è Gianluca Zanoni
Perché l'ho letto? 
Perché il suo modo di scrivere mi incuriosiva e i suoi raccontini da 20 righe sono sempre curati e ragionati. 
Il suo romanzo si intitola: "Mie per sempre". Intanto devo dire che è un libro scritto bene, con una struttura interessante. Io chiamo questo tipo di libri: quelli comprati. Cioè, quando faccio leggere a qualcuno la bozza del mio chiedo: ti sembra un libro? Un libro comprato? 
Ecco, quello di Gianluca Zanoni, edito dalla CE  Passerino Editore, sembra un libro comprato e si legge volentieri. 
Un giovane di bell'aspetto, intelligente, profondo, educato e simpatico, un po' meticoloso, fissato con i particolari, ha solo un piccolo problema: l'ossessione di bloccare l'apice di ogni rapporto che ha con le sue donne in un'immagine sublime, in un momento in cui loro, ma anche lui, lo percepiscono nel massimo delle sue potenzialità e del suo splendore. Per immortalare il momento, l'unica soluzione che trova è quella di ucciderle, in maniera gentile, ci mancherebbe, infatti in lui nulla sembra fuori posto o eccessivo. Finché non conosce una ragazza con cui non ha un rapporto amoroso, ma di grande amicizia e finché non torna alla ribalta il suo primo, vero amore, con cui ha molte cose in comune... 
È un libro corposo ma si legge velocemente, è aggraziato, arricchito da belle descrizioni di piatti e bevande che tanto apprezza il protagonista. 
Il tempo durante la narrazione va avanti e indietro con disinvoltura, a me è piaciuta anche l'impaginazione su e-book, con i titoli dei capitoli molto grandi, che aiutano a porre l'attenzione sugli anni a cui si riferisce il capitolo. Riflessivo, con dialoghi in cui i protagonisti si analizzano, si raccontano e si svelano. Un giallo intimista?  Per me è promosso. 
👍


Gianluca, in arte Luka, ha anche un Blog interessante, andate a dare un'occhiata: 

"L'angolo dello scrittore"