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Eclipse of the Heart: un romance di Elisa Maiorano Driussi che non vi farà dormire


Cosa ha di speciale un romance? 

Non sono una grande lettrice di questo genere, ma sto divorando tutti i romanzi pubblicati da Elisa Maiorano Driussi perché contengono indubbiamente qualche cosa che mi appassiona. 

Intanto sono collegati tra loro, anche se auto conclusivi, e questo è sempre molto piacevole per me come lettrice, e poi ci sono quel pizzico di originalità e piccantezza che mi fanno scorrere le pagine, riuscendo a catturare tutta la mia attenzione. 
Appena Eclipse of the heart è uscito, l’ho finito in una serata. 

I protagonisti sono una ragazza di origine indiana, Priya, che studia per diventare astronauta, con l’idea fissa di partecipare al progetto Marte alla NASA e un giovane giornalista, Dan, che non riesce ad allontanarsi da un evento catastrofico che ha deviato la sua esistenza. 

I due, considerate le loro mansioni, hanno caratterini spiccati e, nonostante siano amici e anche qualche cosa di più, presto vanno in collisione, proprio come due asteroidi. 

I capitoli si susseguono con i due punti di vista, bellissima la grafica con la sagoma di un pianeta a ogni inizio capitolo e i numeri delle pagine racchiusi in una piccola luna. 

Priya deriva da una famiglia tradizionale che viene descritta con tutti i pro e i contro che ne conseguono, solo la nonna, un’anziana saggia, sa come trattare con la nipote e non manca di darle qualche dritta al momento giusto. 

Voglio bene a ogni membro della mia famiglia di origine, anche se a volte li detesto per la loro ottusità e le credenze che sembrano uscite dal medioevo. Ma questa è la famiglia che ho scelto: le persone che sono sempre state al mio fianco nel mio cammino, le donne presenti nella mia vita che, in un modo o nell’altro, mi hanno aiutata ad arrivare dove sono oggi. 

La scrittura è lineare e accattivante, le ambientazioni seguono gli umori dei protagonisti: 

Dan guarda fuori, dove le onde continuano a lambire il muro. La luce del giorno è ormai quasi svanita. I suoi occhi, però, raccontano un’altra storia: brillano di un riflesso simile a quello dell’acqua che si frange a pochi metri. 

Non mancano i momenti di passione: 

Metto le mani intorno alla sua vita. “Se non ti tieni più forte, rischi di cadere…” Gira la testa di lato per parlarmi. Prende le mie ginocchia dal sotto coscia, mi sposta per i fianchi di qualche centimetro in avanti. Poi prende le mie mani e le riposiziona un po’ più verso il suo ombelico. 

Ma ciò che caratterizza la scrittura di Elisa Maiorano Driussi è l’ironia, che fa da contraltare a situazioni difficili: 

Certo, non porto il peso della responsabilità del mondo sulle mie spalle, ma se voglio diventare astronauta è per dare un contributo alla storia dell’umanità intera. 

L’evoluzione dei due protagonisti è ben delineata, con l’ausilio di personaggi secondari che fanno da spalla alle avventure di Priya e Dan. 

L’amore è un fattore difficile da comprendere e da gestire e questi due ne hanno di strada da fare per conoscere se stessi e per potersi accettare per come sono, con i loro desideri, i loro difetti e la loro passione.
Sono certa che non deluderà neanche i lettori che di solito non acquistano questo genere.

Disponibile in formato e-book e cartaceo su Amazon.

Beautiful - romance

 



Alla fine Ridge torna sempre da Brooke. Garantito.
Stasera voglio essere perfetta, dove ho messo la lista delle cose da fare? Eccola! Devo ancora lavarmi i capelli, metterli in piega, le unghie, mannaggia, quelle sono terribili, se sbaglio la tempistica mi ritrovo con mille sbavature.
Ma la sorpresa sarà sotto: il mio candido babydoll di Victoria’s Secret è irresistibile, voglio godermi la sua espressione quando mi sfilerà il vestito. I gioielli, meglio qualche cosa di semplice, il punto luce al collo e due piccole perle alle orecchie, così lui potrà sbaciucchiarmele senza interferenze.
Calze autoreggenti ma a rete piccola, non voglio essere volgare. Ballerine Ferragamo o tacchi Louboutin? Tacchi o ballerine? Ci penserò dopo. Il profumo: J’Adore è sexy e persistente, lo metto sul piano del lavabo con tutti i cosmetici, in fila, in ordine di stesura.
Un ritocco alle sopracciglia, la depilazione è sotto controllo, la mia estetista sa come fare, pelle morbida e liscissima. Uh, la borsetta, la mini pouch di Prada, ci metto dentro solo il telefono, lo specchio, il rossetto e anche un fazzolettino.
Speriamo che il ristorante sia quello che desidero. E che lui la smetta di interessarsi a quella stupida della sua collega che non sa neanche temperare le matite. Ho visto come la guarda, ma passerà pure lei, come le altre.
Perché il mio Ridge torna sempre da me, perché so come rendere romantica ed eccitante una serata.
Ora un bel bagno con i sali alla vaniglia, aggiungo qualche goccia di olio di ylang ylang che ha poteri afrodisiaci. Il tubino nero è passato nel ciclo vapore della lavatrice: come nuovo.

Contest su FB prova di racconto rosa - romance #curatilincipit
Immagine creata co AI

La borsetta





È di un pallido rosa antico, piccola. La maniglia di pelle e una catenella dorata.
Sembra la borsetta di una bambola. Costa tanto, tantissimo. Bella, inutile.
Io nella borsa infilo più cose possibili.
In quante abbiamo già fatto l’elenco:
portafoglio enorme con ciondolo fatto a iniziale del nome,
porta documenti spesso,
chiavi (tantissime),
fazzoletti di carta per tutta la famiglia nuovi e appallottolati,
penne che a volte macchiano,
taccuino su cui scrivere i pensieri volanti,
piccolo libro di riserva nel caso abbia del tempo in coda,
cosmetici all’ultimo stadio così pesano meno,
burro di cacao sia per il mare che per la montagna, non si sa mai,
coltellino da togliere quando prendo l’aereo (me lo devo ricordare),
spazzolina con specchio,
telefono,
cavo di riserva che non uso mai,
batteria per la ricarica che di solito ha un cavo differente ed è scarica,
a volte uno snack per i ragazzi
e a volte l’acqua nella borraccia da 400 ml. giusto il necessario per non morire di sete nel caso mi perda nel deserto,
una vecchia lista della spesa su cartoncino che può servire come base se finisco in un supermercato senza averlo programmato.
Ora ho anche le mascherine nuove, e quelle usate, molto usate, perché buttarle?
E le salviette disinfettanti ma anche il gel igienizzante, piccolo ma c’è.
Le gocce di olio essenziale, credo di lavanda, per qualunque evenienza, non so di preciso quale.
La crema mani solida che profuma di gelsomino, la metto sui polsi e mi macchia il tappeto del mouse.
E l’ansia, di perdere qualcosa, o addirittura la borsa.
Me la sogno di notte. In tutti i miei spostamenti, a un certo punto, lei non c’è più.
Io cerco di ripercorrere gli ultimi passi, capire dove si è ficcata. Niente da fare: nel sogno svanisce insieme a una parte di me.
Mi sveglio allarmata. Ma lei è in corridoio, sulla poltrona al sicuro, con dentro i miei pezzi che stanno lì tranquilli come degli horcrux, tutti insieme, a ricordarmi chi sono e cosa sto facendo.
Negli ultimi tempi ho cercato di racchiudere più cose possibili in un bustone trasparente, in modo da poter passare da una borsa all’altra in poco tempo. Mi sembra una genialata.
Torno a guardare il bon bon rosa pallido antico, fa tenerezza nella sua ingenuità.
Quale valchiria della vita reale potrà mai portarla con sé? Forse solo la modella della foto, o una star con i tacchi a spillo, il tubino nero, senza calze in inverno e l’autista.
E questa divina dove metterà i suoi pezzi, quelli veri?
Di sicuro si trascinerà dietro un’altra borsa, reale e piena di cianfrusaglie.
Perché anche lei è una donna e da piccola ha visto la sua mamma, affannata, accompagnarla dalla palestra alla scuola, al corso per majorette, arrancando con il suo peso di Sisifo da cui faceva spuntare la merendina post allenamento o il giocattolo per farla stare brava nel traffico.
La rosa pallida mi sfida.
È lei che guarda me e mi sussurra con una vocina da lagna: — se saprai diventare sicura di te, potrai perfino avermi e usarmi. Non è necessario portarsi dietro la vita, sai? Basti tu, la chiave per entrare in casa, una sola, la carta di credito, il telefono, persino un piccolo fazzoletto di carta. Fine. Dentro di me ci sta tutto il necessario. Smettila di esagerare, sei patetica con tutti quegli oggetti infernali che ti trascini in giro. La borsetta piccola è uno status mentale. Poche se la possono permettere. Non è una questione di soldi ma di testa.
Indossarla solo come esibizione non vale, se poi ti porti dietro un borsone pieno di paccottiglia.
Devi avere la capacità di uscire solo con me e con te stessa.
La carognetta rosa non le manda a dire.
Davanti a me, in coda, tante borse giganti, sformate, piene di vite degli altri.
Mi guardano con un sentimento materno di perdono.
Hanno la certezza di racchiudere pezzi importanti, forse anche cose da buttare, certo.
Sono solide loro, sanno che ciò che contengono mette insieme il carattere delle donne che le posseggono. Alcune sono bruttine e da pochi soldi ma ci sono, non tradiscono, affidabili come un cane da compagnia.
Chiudo la rivista di scatto e la ficco nella mia grande borsa che riesce a contenere pure la rosa antico.
Lei un po' offesa ma, consapevole della sua perfezione, torna nel suo raro universo cartaceo, fatto di donne slanciate, truccate come i visagisti delle dive e, soprattutto, sicure di sé.
Forse.

Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale.