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Piccole, liquide gioie


Quando il sole è così potente e il caldo si fa sentire, il mare è l’unico desiderio che mi viene. Indosso la maschera e mi avvicino con rispetto.
Lo scoglio bollente mi convince a pucciare i piedi in quella freschezza deliziosa, attenta a non inciampare in un aculeo di qualche riccio.
Non vedo l’ora di mettere la faccia lì sotto, per abbracciare la liquidità dell’azzurro, attraversata da fasci di luce chiara.
Poco alla volta mi immergo, un piccolo brivido alla menta mi fa sgusciare come una sardina.
Batto i piedi, mi faccio largo con le braccia, avanzo verso il moletto, dove so che mi aspettano tante creature scintillanti: ecco le salpe, le occhiate, le aguglie appuntite, le ombrine, le piccole castagnole blu, le donzelle arcobaleno e i saraghi.
Le acciughe arrivano in banchi compatti, io nuoto piano e mi infilo tra loro, mi immagino argentea e sottile, con le pinnette veloci, sorella di quei pesciolini agili e leggeri. Gioco a rincorrerle, loro si spaventano, si diradano, si riuniscono.
Arrivo al molo, lo supero con ampie bracciate, tiro fuori la testa, per abbracciare il paesaggio.
La spiaggia di ciappe, lisciate dal mare, si presenta contornata dai pini marittimi, il profumo punge anche da lontano.
La pericolosa scaletta, dall’Aurelia, si srotola in picchiata, verso il blu.
Oggi il mare è calmo, trasparente, Nettuno è sereno e il luccicare di quelle onde, laggiù, mi fa intravvedere una sirena, o forse è solo una piccola onda che si fa schiuma.
Mi sdraio con gli occhi chiusi verso il cielo, muovo piano le mani come remi.
Il calore si scontra con le correnti più fredde, una medusa violetta dall’aspetto etereo danza, mettendo in mostra i suoi tentacoli trasparenti.
Quanta bellezza in questo mare, la parola giusta è proprio bellezza, che mi regala anche una stella marina di un rosso profondo, quasi nascosta tra gli scogli.
Riemergo, grata per l’esperienza che solo l’estate mediterranea sa offrire.

Contest su FB: #sese20righe_estate
Foto GiBi

Lo scoglio



Finisco il trucco, voglio essere in ordine. 
Lo specchio ingrandente non perdona le rughe, ma la polvere dorata si posa sulle palpebre come una pietosa coperta. 
Stasera voglio splendere, c’è la tempesta perfetta, è la notte giusta. 
Il rumore del mare si infrange sulle pareti della mia casa, quasi voglia inghiottirla. 
Anche se fuori fa freddo, scelgo il vestito lungo, quello verde acqua, un velo sottile, mi scivola addosso come le onde. 
Avevo vent’anni quando lo acquistai, è un ricordo lontano, mi sta ancora bene, anche se ora si vedono le ossa che sporgono dalla scollatura. 
Il seno ha ceduto, ma fa lo stesso. 
I tacchi, sì, i sandali con il cinturino di pelle che sale sulle caviglie. Si vedono le vene sporgenti. Io non le guardo. 
Che fatica stare quassù in equilibrio, quasi non me lo ricordavo. 
Ora i gioielli, le mie creazioni, una parte di me: gli orecchini chandelier, di perle e diamanti; il mio bracciale preferito, con le monete d’oro che tintinnano allegre. 
E l’anello di ametista che mi proteggerà dal male, pietra viola, profonda come gli abissi. 
Prendo il Dom Pérignon del 2008, è freddo, come deve essere. Mi posso permettere un ultimo sfizio, no? 
Afferro il bicchiere di cristallo, scendo verso la spiaggia, traballo come una medusa, il vento gelido scompiglia i capelli che si fondono con la salsedine. 
Ecco il mio scoglio, sempre lui, non sa che gli anni sono passati e non sa cosa è accaduto. 
L’acqua si infrange sul mio corpo stanco. Gocce salate e gocce deliziose, che bevo dalla coppa. 
Uno, due, tre bicchieri e urlo con tutta la voce che ho, un suono che si confonde con il fragore dell’acqua in tumulto. 
Spacco lo champagne sulla roccia, il sangue la tinge, sotto il cono di luna, attraversata da una nube di pece. 
Ecco l’ultima onda, quella che mi serve. 
Si alza, immensa, ruggisce e si scompone, la sua bocca si spalanca. 
La vita deve finire come voglio io. 
Un ultimo urlo all’universo: prosit!

Storia romanzata in memoria dell’artista Mariella B.

#sese20righe_lo scoglio
Immagine creata con AI