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Intervista al Salone del libro di Torino 2026


Nuova intervista al Salone del Libro di Torino, se vi piace sapere qualche cosa di me e della mia scrittura, ecco il link:




La Ghirlanda di Elsa Lohengrin, un regalo di Natale

Una scrittura piacevolissima che ti avvolge in un'atmosfera natalizia da sogno. 
La novella si svolge in Inghilterra, durante le vacanze di Natale, in cui Rebecca D'Altavilla, al ritorno dall'università di Cambridge, nella dimora di famiglia, si imbatte in un invitato non previsto, amico del fratello, con cui instaura un rapporto molto conflittuale. 
Lei vorrebbe solo trascorrere le vacanze in santa pace con la sua numerosa famiglia, per poter rimuginare su un fatto doloroso che le è capitato da poco, senza estranei che la osservano con insistenza. 
Una lettura da caminetto acceso, copertina, tisana alla cannella, sperando che fuori nevichi.

Questa novella si riallaccia al romanzo Il Cigno, in cui l'autrice, Elsa Lohengrin, racconta le vicende di uno degli Altavilla e del suo complicato rapporto con se stesso.

Presto uscirà il terzo libro di questa favolosa saga moderna in cui la leggerezza della narrazione offre spunti profondi per riflettere.

I romanzi di Elsa Lohengrin li trovate su Amazon in formato Kindle, cartaceo e gratuito su Kindle Unlimited.

Intervista con dieci domande all'autore Marco Buttazzi


Un tempo cronista nel Ponente ligure, mio collega al settimanale "La Riviera", eravamo spesso in coppia, lui come fotografo, io come giornalista. Paparazzo accreditato presso i più prestigiosi festival del cinema (Cannes, Venezia) e della canzone (Sanremo), ha amato molto il giornalismo d’inchiesta, avendo avuto come fulgido esempio i due giornalisti del Washington Post che detronizzarono nientemeno che Nixon. Recentemente si è dilettato a scrivere il suo primo romanzo, Le umane imperfezioni, per sottrarsi alla dura realtà quotidiana. E conta di scriverne ancora tanti altri.
Per la foto, anche se è di qualche anno fa, ho voluto assolutamente che Marco mi mandasse quella con il suo sosia, Piero Chiambretti, sono identici, non trovate?

1 Parlami di te, cosa fai e cosa hai fatto nella vita, in particolare spiega cosa ti lega al mondo della narrativa.
Ho sempre avuto a che fare con il giornalismo e, soprattutto, con la fotografia in un’epoca in cui non era digitale e per pubblicarla dovevi saper lavorare in camera oscura. Il mio presente e il mio passato non c’entrano nulla con il mondo della narrativa. Posso però dire che ho la fortuna di possedere una libreria colma di classici della letteratura italiana, francese, tedesca, russa e americana. E sul mio comodino c’è sempre un libro di Pier Paolo Pasolini ad attendermi.

2 Cosa scrivi?
Vorrei scrivere racconti che affrontano temi di carattere sociale: storie di disoccupati, di sfruttati, di sottopagati che non arrivano a fine mese. Ma adoro anche la satira e l’umorismo nero che possono migliorare le condizioni di vita nella nostra società, denunciandone e correggendone le storture. Per esempio, nel cinema si può guardare al Dottor Stranamore di Kubrick, a Divorzio all’Italiana e a Sedotta e Abbandonata di Germi.

3 Il tuo ultimo lavoro di cosa parla?
Il mio ultimo lavoro, che è anche il primo, narra la storia di una giovane coppia in grave crisi dopo otto anni di matrimonio. L’argomento è molto severo e crea un profondo attrito tra i due coniugi che, a lungo andare, non sanno più come gestire al meglio la situazione.

4 Come funziona la tua creatività? Quando scrivi? Dove?
Scrivo quando mi si accende la lampadina ed esclamo “Eureka!”. Ovunque io mi trovi. A qualunque ora del giorno e della notte mi si può trovare con il naso infilato nel vocabolario della Treccani o nel sito web dell’Accademia della Crusca. Sono capace di alzarmi da letto, e riaccendere il computer alle quattro del mattino, perché mi è venuto in mente il vocabolo da usare in una particolare situazione.

5 Quale pensi che sia il tuo pubblico?
Posso dirti quale non è: i lettori che hanno meno di vent’anni. Ma per cogliere appieno le allusioni e apprezzare le sfumature del mio testo bisogna averne almeno il doppio. Quindi il mio pubblico di riferimento ha quarant’anni.

6 Come trovi l’ispirazione?
Tentando di ricordare dei film dove il problema di una certa scena o di un certo dialogo sono già stati affrontati e risolti. Tutto quello che ho scritto finora è pieno di minuscole citazioni di classici del cinema, ma non li menziono tutti perché altrimenti dovrei scrivere un libro a parte. Mi limito a indicarne soltanto alcuni e generalmente servono allo scopo. Talvolta mi aprono la strada verso percorsi inesplorati.

7 La cosa più pazza che fai quando scrivi?
Esigo il più totale silenzio. Ma siccome i telefoni hanno lo strano vizio di squillare proprio quando sono maggiormente ispirato, spengo almeno il mio. Tuttavia c’è anche quello di mia moglie da silenziare, ma non si può. Così non mi resta che una soluzione: scrivere alle cinque del mattino, quando si presume che stiano tutti dormendo nel raggio di qualche centinaio di metri...

8 Utilizzi beta reader, come ti trovi?
Benissimo! Sono due ottime collaboratrici con le quali l’intesa è perfetta. Lo devo ammettere: se sopportano un orso come me, non possono che avere la vocazione al martirio.

9 Cosa pensi dell’editoria attuale?
Non mi sono ancora fatto pienamente un’idea. L’editore mi sembra però una versione edulcorata del produttore cinematografico. Dopotutto un libro costa molto meno di un film, quindi il rischio per l’editore è decisamente inferiore.

10 Sei un esperto cinefilo. Analogie tra mondo della letteratura e cinema. Quali sono i punti d’incontro e in cosa si differenziano?
Fino a poco tempo fa ti avrei risposto senza indugio che le differenze erano abissali. Oggi ne sono meno convinto. Certamente il film è una storia narrata per immagini, e il romanzo per parole scritte su carta, ma la differenza si sta assottigliando sempre più.

Foto archivio Marco Buttazzi

Intervista con dieci domande all'autrice Greta Mercadante

Greta pubblica in self e cura ogni dettaglio delle sue opere, come piace a me. I suoi romanzi sembrano usciti da una casa editrice e questo è ciò che conta per alzare il livello di chi decide di auto pubblicarsi. Si tratta di un percorso non semplice, specialmente per chi inizia e per questo, quando incontro uno scrittore serio, cerco di farlo conoscere.

Greta Mercadante è nata a Rovigo nel 1977 e risiede da sempre a Cinisello Balsamo (MI). Sposata e madre di due bambini. Le sue prime pubblicazioni per Amazon "Un legame invisibile" e "Il perimetro del cielo" affrontano la problematica, tutta femminile, della perdita del lavoro e della ricerca del sé per reinventarsi in altri ruoli, con una narrazione quasi leggera e a tratti autobiografica.

1 A che punto del tuo percorso di vita ti sei sentita una scrittrice, e quindi hai deciso di pubblicare e perché?
A dire la verità, preferisco identificarmi come una "raccontastorie" piuttosto che una scrittrice. La decisione di pubblicare è stata motivata da un momento cruciale nella mia vita, un'esperienza personale che ha scatenato un'esigenza profonda. Volevo che le protagoniste dei miei romanzi, attraverso le loro storie, potessero offrire sostegno e conforto ad altre donne che affrontano difficoltà simili. Era importante per me creare un legame emotivo con le lettrici, far loro sentire che non erano sole nei loro percorsi di vita.

2 Cosa vorresti dire ai tuoi lettori? Che messaggio vuoi trasmettere?
Bè, sicuramente di scrivere una bella recensione! Scherzi a parte, ho iniziato a scrivere per trasmettere l'importanza di affrontare le sfide della vita con coraggio e determinazione, sapendo che non si è sole e che c'è sempre una luce alla fine del tunnel. Vorrei che le mie lettrici trovassero conforto e ispirazione nelle mie storie.

3 Secondo te possono coesistere i ruoli di essere donna, moglie, lavoratrice, mamma e anche autrice, senza ingolfare ulteriormente la tua vita?
Essere donna, moglie, lavoratrice, mamma e autrice è un compito impegnativo. Dalla mia esperienza personale, ho imparato che ci sarà sempre un ruolo che sembra prevalere sugli altri in determinati momenti, ma è proprio la capacità di bilanciare e adattarsi che ci permette di affrontare tutte le sfide. In fondo, ogni ruolo contribuisce a definire chi siamo e ci permette di esprimere la nostra completezza come individui.

4 Che stile ti caratterizza, cosa si deve aspettare un lettore dai tuoi romanzi?
Una cosa che mi rende orgogliosa e che mi differenzia da altri scrittori emergenti è che utilizzo il "tu" per narrare le storie, lo trovo un modo diverso per coinvolgere il lettore.

5 Quanto ci metti di te stessa nei tuoi personaggi?
Nei miei personaggi riverso molte sfaccettature della mia esperienza emotiva e delle mie riflessioni. Anche se, non smetterò mai di sottolineare che non sono una diretta trasposizione della mia vita.

6 Racconta qualcosa di pazzo che ti è successo nell’ambito della scrittura.
Non ho storie particolarmente folli da raccontare riguardo alla mia esperienza nella scrittura. Tuttavia, c'è un aneddoto che mi ha divertito parecchio. È successo più volte che le persone mi chiedano come faccia a "stare" con Teo, credendo che il personaggio della mia storia sia realmente mio marito.

7 Scrivere ti rende felice? Quale sensazione provi mentre crei una storia?
Scrivere è fonte di realizzazione personale. La sensazione che provo mentre creo una storia è difficile da descrivere a parole e si compone di tante fasi. È un misto di emozione, paura, felicità, trepidazione svuotamento, realizzazione ma anche un senso di responsabilità verso ciò che sto creando.

8 Preferisci scrivere o leggere?
Sono esperienze diverse ma altrettanto preziose. Scrivere mi consente di esplorare la mia creatività, di dare vita a mondi e personaggi e di condividere le mie riflessioni con gli altri. È un atto di espressione personale e di comunicazione che mi porta una profonda gratificazione.
D'altra parte, leggere mi offre l'opportunità di immergermi in mondi creati da altri autori, di esplorare nuove idee e di arricchire il mio bagaglio culturale ed emotivo.

9 Ora sei insegnante, quanto pensi che conti trasmettere il tuo amore per la parola ai tuoi alunni?
Nel mio ruolo di insegnante, ciò che cerco di trasmettere ai miei alunni non è solo l'amore per la parola, ma soprattutto la curiosità. La curiosità è la spinta che li porta ad esplorare, a interrogarsi sul mondo che li circonda e a cercare risposte.

10 Pensi che la scrittura scaturisca da situazioni difficili e dolorose, che sia un modo per esorcizzare la paura? Oppure cosa rappresenta per te la scrittura?
Assolutamente sì e può rappresentare anche una cura, un'opportunità di esplorazione personale, di connessione e di creazione di significato. È uno strumento potente che permette di dare forma alle nostre esperienze e di comprendere e trasformare le emozioni.

Se non li avete già letti, ecco su Amazon dove acquistarli in formato e-book o cartaceo, gratuito su Kindle Unlimited: 

Le Radici della collaborazione

Qualche tempo fa ho visto un programma della bravissima Barbara Gallavotti (è stata collaboratrice di Piero Angela, per capire chi è) sulle simbiosi che si creano nel mondo vegetale attraverso le reti sotterranee di funghi e batteri. Questi, infatti, mettono in comunicazione le radici delle piante che sono in grado di scambiarsi informazioni e nutrimenti, avvertendosi reciprocamente di pericoli o carenze. Insomma, si aiutano a vicenda.
Le sue parole mi hanno fatto riflettere su quanto sia importante “essere in rete” anche per noi umani.
Quando avevo deciso di pubblicare il mio romanzo “Ladra di mamme” in self publishing, ho capito che la strada giusta era quella della collaborazione.
Volevo coordinare in prima persona tutte le fasi di realizzazione, dalla stesura alla promozione, ma al contempo sentivo il bisogno di confrontarmi con chi aveva già percorso quel cammino.
Ho cercato così di costruire la mia “rete” di conoscenze, fatta di autori indipendenti, editor, beta reader, blogger, esperti di marketing, professionisti che mi hanno offerto generosamente la loro esperienza. Ne è scaturito un lavoro corale in cui ognuno ha fornito il proprio contributo per ottimizzare tempi, risorse ed energie.
Alla fine ho imparato che self publishing non vuol dire necessariamente “da soli”. Al contrario, per crescere è fondamentale coltivare relazioni e connessioni, proprio come fanno le nostre amiche piante con le loro radici.
Mettersi in rete per condividere, informare e sostenersi a vicenda: è questo il segreto per tradurre un progetto personale in un successo collettivo.
Sul mio sito web La soffitta di Guja trovi una sezione, “La rete”, appunto, in cui ho collegato alcune persone con cui mi trovo in sintonia.
Qui sul Blog troverai interviste ad altri autori e condivisione di diverse esperienze, oltre ai miei racconti gratuiti.
E, se vuoi condividere con me il mio universo, puoi acquistare il romanzo su Amazon: Ladra di mamme
E anche La scelta di Artemisia, della serie: Le Spirali.
Se li hai già, ricorda di mettere un breve commento e le stelline, per noi autori è un piccolo gesto molto importante. Grazie.
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Immagine creata con AI